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Malfattore

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Commento critico 

 

 

L’indagine figurativa di Malfattore ruota attorno la complessità dei piani dell’inconscio presenti nell’Essere attraverso l’esperienza dell’umano divenire. La sua pittura, nella ricerca del particolare naturalistico e, in generale, del dettaglio simbolico, pone l’evidenza di un inquietante ed oscuro mondo psichico ricco di contraddizioni e paradossi, dove regnano incontrastate le dimensioni di Amore e Morte e fanno da contorno le mele della tentazione, organi genitali e temerarie dissacrazioni teologiche. D’altro canto, per sua definizione (e tradizione) sono proprio questi i temi ricorrenti di quella corrente che, negli anni venti del novecento, fu denominata surrealismo, termine che indica quel sopramondo collocabile aldilà di una realtà ordinata facilmente riconosciuta dagli strumenti della ‘ratio’. Malfattore entra dunque nelle pieghe recondite dell’inconscio smontando quel sistema di valori radicato e consolidato nella vita di ognuno. Egli si pone aldilà dei condizionamenti culturali, delle convinzioni religiose o filosofiche con personalissimo atteggiamento. In un certo senso, Malfattore gioca sempre sul filo di situazioni che non sono nell’apparenza dei fatti ma potrebbero sussistere nelle costruzioni della mente o negli imprevisti emozionali di istinti fuori controllo. Nel sopramondo dominato da situazioni estreme e grottesche, la mela fa la sua comparsa come filo conduttore di una favola rovesciata dove non c’è un lieto fine o una morale precisa che riconduca al senso delle cose. La mitica mela del peccato certo indica la tentazione come dal significato simbolico primigenio, ma quand’essa si presenta aperta e sezionata evidenzia quel seme che è vita ‘in nuce’, quella potenzialità della vita che può ritornare. Ecco allora le mele aperte accanto le tombe nei suoi cimiteri metafisicicon inquietanti figure di vescovi (forse benedicenti) che frettolosamente vi transitano. E qui Malfattore rappresenta la fine e la rinascita nella medesima scena, evocando quella Verità circolare dell’eterno ritorno. Ecco, il paradosso dei suoi enigmatici cimiteri. Essi non vengono rappresentati nell’angosciosa atmosfera della tenebra ma nei colori della piena luce. Un elemento di solarità che contraddice il nero concetto e apre a nuove (e forse sottili) interpretazioni, non ultimo il riferimento alla terra di origine dell’artista, quella Sicilia inondata dai più brillanti colori che lo sguardo può contenere, evocata pure nelle rare rovine classiche che, come quinte teatrali, fanno da sfondo e completano l’insieme. Ma sono soprattutto le ricercate nudità dei corpi a dominare incontrastate le scene. I corpi femminili, rappresentati con sciolta maestria, si offrono alla percezione senza risparmiare i dettagli anatomici. E qui l’erotismo è potente, esplicito. Sovente compare, ospite forse atteso, la figura stessa del pittore che diviene parte attiva della composizione. Nei nudi muliebri è forte e contrastante il richiamo alla nuova nascita che può generare il ventre della Donna madre e maestra, che dietro l’apparente giostra umana di vago sapore orgiastico (sicuro è il riferimento ai baccanali ed ai riti dei tempi pagani nella Roma antica), afferma il suo ruolo di centro indiscusso della vita terrena. L’eterno femminino, nel senso conferito da Goethe al concetto, si afferma quale Verità incontrovertibile che Malfattore a suo modo indaga. Ma sono tanti i riferimenti e gli spettacolari contrasti di questo teatro surreale che mescola elementi così eterogenei nella partita a scacchi tra la Vita e la Morte. Come il ripetuto simbolismo della croce, che sottintende l’intersecarsi del cammino laterale con quello verticale di ascesi. Siamo certi tuttavia di non sbagliare se identifichiamo nell’eccesso della provocazione dissacrante dei valori etici, morali e religiosi, una soluzione di pensiero che muove in direzione opposta. Come dire: estremizzando un certo tipo di concetto si richiama fortemente il suo contrario. In certe scuole filosofiche si sostiene che il pensiero del Nulla rafforza il Tutto, così come il Buio richiama la Luce. E questa potrebbe essere la chiave di volta per comprendere il pensiero di Malfattore e della sua pittura fuori campo razionale. In tempi di progressivo degrado dei valori umani, questa pittura potrebbe essere lo specchio di una condizione umana dominata da un caos interiore popolato da fantasmi, simboli ambigui e paure immaginarie. Forse è un monito, un potente richiamo all’ordine attraverso l’analisi di un disordine che abita – o potrebbe abitare – l’inconscio collettivo di un’umanità sempre più frastornata ed in balia di se stessa.

              

Giancarlo Bonomo
 

 

​53. - 55.  Esposizione Internazionale d'Arte

​La Biennale di Venezia

 Premio Enzo Biagi  2015

RAI - Radiotelevisione Italiana

          

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